La Regione del Veneto ha promosso il progetto di "Rete Integrata per la Gestione e il Trattamento dell'Ictus" che coinvolge tutto il territorio regionale con l'obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza ospedaliera dei casi di ictus basandosi sulla promozione di interventi secondo criteri di efficacia ed appropriatezza.
Da sempre l’Ulss 4 ha avuto un’attenzione particolare a questa tematica e l’Ospedale di Thiene rappresenta uno dei nodi della rete regionale; dal primo marzo ha reso operativo un nuovo e completo percorso diagnostico terapeutico assistenziale per la gestione dell’ictus che ha la peculiarità di coinvolgere un team multidisciplinare che vede come attori medici di medicina generale, di continuità assistenziale, pronto soccorso, Suem 118, anestesia e rianimazione, neurologia, riabilitazione e recupero funzionale, nonché personale infermieristico, logopedisti, fisioterapisti e psicologi.
Tra le malattie cardiovascolari l’ictus in Italia è la seconda causa di morte (10-12% di tutti i decessi) e prima causa di invalidità e di disabilità nell’adulto. In Veneto vi è un’incidenza di 225-250 casi per 100.000 abitanti, con circa 10.000 nuovi casi di ictus all’anno; in considerazione del bacino d’utenza dell’Azienda Ulss 4 tale statistica si può tradurre in circa 450-500 episodi all’anno. Come sottolineato anche dal Direttore Sanitario, dott. Roberto Toffanin, elemento caratterizzante di questo percorso è rappresentato dal fatto che vi è un’immediata presa in carico dei soggetti da parte dalla struttura sanitaria a tutti i livelli: dalla fase acuta presso il pronto soccorso, al ricovero presso un’area di degenza semintensiva dedicata (Stroke Unit) all’interno dell’Unità Operativa di Neurologia, alla fase riabilitativa che verrà pianificata già entro 24-48 ore dall’evento. Ciò al fine di limitare le complicanze legate all’evento ictus, di favorire il recupero delle abilità compromesse e di promuovere precocemente il reinserimento sociale grazie ad una personalizzazione dei percorsi assistenziali. Secondo quanto previsto dalla letteratura scientifica maggiormente accreditata alcuni pazienti, selezionati sulla base di precisi criteri clinici di inclusione, potranno essere trattati con un particolare metodo di cura, denominato fibrinolisi; questa tecnica,utilizzata esclusivamente negli ictus ischemici, serve per tentare di "sciogliere” il coagulo contenente fibrina che costituisce la causa dell’occlusione arteriosa e del conseguente riduzione del flusso ematico a livello cerebrale
Per i casi in cui la fibrinolisi non è indicata, il ricovero in strutture dedicate e la presa in carico riabilitativa precoce permettono di migliorare e prevenire gli esiti invalidanti.
Al termine della fase acuta (in genere dopo i primi 10 giorni) vengono poi decise le modalità di prosecuzione del programma riabilitativo che prevede, sulla base delle condizioni cliniche del paziente, un trattamento di tipo intensivo (in Ospedale presso l’Unità Operativa di Recupero e Rieducazione Funzionale) o di tipo estensivo (in ambito territoriale).
Va ricordato, infine, che all’interno del “Percorso Ictus” la rete regionale dei presidi riabilitativi comprende anche il Centro di Riabilitazione neurocognitiva “Villa Miari” (a Santorso), un centro di eccellenza collegato al Centro Studi diretto dal Prof.C.Perfetti (studioso di fama internazionale in questo settore).